

Lettera aperta e spassionata ai miei amici del tech:
Cari fondatori, CEO e visionari (veri o presunti) della Silicon Valley,
vi scrivo da un osservatorio privilegiato, ma non neutrale. Al contrario di quanto si creda, soprattutto, vi scrivo da estimatore, quasi da amico. Avete costruito il futuro con una velocità che ha lasciato il mondo senza fiato: algoritmi che scrivono, immagini che nascono dal nulla, sistemi che diagnosticano malattie e guidano auto. La vostra ambizione è stata eroica. Eppure, proprio per questo, meritate una verità schietta, pronunciata sì senza astio, ma pure senza indulgenza.
Il conto di quest’esplosione di innovazione sta arrivando. E non è più il momento di posticiparlo con slide deck ottimisti e promesse di “abbondanza post-scarsità”.
L’intelligenza artificiale che state scalando a velocità esponenziale ha un costo reale, concreto, misurabile già oggi. E questo costo non lo pagheranno solo gli azionisti o i server farm: lo pagherà la società intera.
Il primo salasso arriverà dal basso, dal popolo, quello che vota il Presidente che sposa i tuoi programmi ma che in caso, qualche anno dopo, lo fucila durante una convention o insorge nei palazzi del potere facendo piazza pulita di tutti i filistei.
Non è fantascienza distopica. È semplice matematica. Modelli sempre più capaci stanno già erodendo intere categorie professionali: dal codice alla grafica, dal diritto alla contabilità, dalla traduzione al customer service. Dire che “nasceranno nuovi lavori” è diventato un mantra comodo quanto evasivo, in un mondo squisitamente post-moderno che crede che ogni ragazzo dai diciotto in su sia destinato a diventare avvocato, consulente, imprenditore o manager bancario. No, non viviamo né vivremo mai in un mondo in cui ci sono sei miliardi e mezzo di imprenditori e mezzo miliardo di operai. la proporzione sarà sempre al contrario.
Poi: i vostri data center sono tra i più grandi consumatori di energia del pianeta. L’addestramento di un singolo modello frontier può richiedere l’equivalente elettrico che duemila famiglie utilizzano in vent’anni. L’acqua per il raffreddamento, le terre rare per i chip, le emissioni legate alla produzione e al funzionamento: tutto questo ha un peso. La Silicon Valley ama raccontarsi come salvatrice del pianeta con auto elettriche e app per la carbon footprint, ma l’AI sta diventando uno dei driver più aggressivi della domanda energetica globale. Parliamoci chiaro ragazzi: non sono più solo bit.
A pensarci, siamo di fronte a un paradosso brutale: la tecnologia più immateriale della storia dipende in modo drammatico da risorse finissime e geopoliticamente sensibili. Litio, cobalto, rame, terre rare. Reti elettriche già sotto stress. Paesi che dovranno scegliere tra illuminare le case e alimentare i cluster di GPU. Mentre scrivete prompt sempre più ambiziosi, intere regioni del mondo si interrogano su come soddisfare una domanda di energia che cresce in modo quasi verticale. Ricordatevi una cosa: se ucciderete tutti i poveri del mondo, serviranno nuovi poveri affinché i ricchi possano continuare ad essere ricchi. E di questo passo, gli stessi AI business potrebbero presto smettere di essere roba da ricchi.
Qui arriviamo al nodo più scomodo per chi vive di valuation e capital raising. I costi dell’AI sono semplicemente brutali. I capex per GPU, data center e infrastrutture energetiche si ammortizzano in tempi rapidissimi, mentre i ricavi faticano a tenere il passo. Molte delle aziende più celebrate bruciano ancora centinaia di milioni (se non miliardi) al trimestre, con margini operativi che continuano a danzare sulla sottile linea del negativo. Il debito si accumula, spesso mascherato da “investimenti strategici”, ma la realtà è che l’economia unitaria dell’inferenza e dell’addestramento resta una mannaia sul capocollo per la maggior parte dei casi d’uso reali.
Voi maghi del tech, partiti dal garage di papà (solitamente già ricco, ndr) per arrivare a gestire interi spicchi di pianeta, avete un potere che i re e gli imperatori del passato potevano solo sognare. Con esso viene una responsabilità proporzionale. Non basta finanziare qualche fondo per l’AI safety o fare donazioni filantropiche ben fotografate. Serve una visione consapevole per evitare che tutto il castello, un giorno, possa venir giù. Capito triade magica Oracle-Nvidia-OpenAI? L’economia circolare e la rotazione delle colture raccontiamola a qualcun altro. Ci siamo capiti.
La storia non perdona chi, pur avendo gli strumenti per vedere, sceglie di guardare altrove. Avete la possibilità unica di dimostrare che il capitalismo tecnologico non è proprio una merda totale come lo dipingono i perdigiorno di Potere al Popolo. Siete ancora in tempo per trovare soluzioni ragionevoli ai grossi problemi che ci state creando.
Il futuro che state costruendo sarà giudicato non solo dalla sua intelligenza, ma dalla sua umanità. È arrivato il momento di fare i conti con il prezzo intero, ivato, senza sconto di cortesia.
Con rispetto e urgenza,
Filippo Alzani.
