Datacenter spaziali, la nuova frontiera del cloud nell’era dell’AI
Perché il Cloud guarda all’orbita: dalla crisi energetica dell’AI alla corsa allo spazio

Prima ancora che una scommessa tecnologica, quella dei datacenter spaziali è una conseguenza della fame energetica dell’intelligenza artificiale. Secondo l’International Energy Agency, nel 2024 i data center hanno assorbito circa 415 TWh di elettricità a livello globale, e nei prossimi anni potrebbero più che raddoppiare fino a 945 TWh. A spingere la domanda sono soprattutto i server ad alte prestazioni necessari per addestrare e far funzionare i modelli AI, mentre il sistema energetico terrestre fatica a tenere il passo. È dentro questa frizione, tra accelerazione del calcolo e lentezza delle infrastrutture, che prende forma la nuova frontiera del cloud orbitale: portare dati, potenza di calcolo ed energia solare oltre l’atmosfera, nel tentativo di alleggerire la pressione sulla Terra.
A questa spinta energetica si aggiunge quella della sicurezza. ENISA (European Network and Information Security Agency) ricorda che tra le minacce più rilevanti per le infrastrutture digitali europee ci sono gli attacchi alla disponibilità dei servizi, il ransomware e le minacce ai dati; cloud e data center restano esposti sia a vulnerabilità software sia a rischi fisici. Lo spazio, naturalmente, non renderebbe i sistemi immuni agli attacchi informatici, ma potrebbe ridurre alcune fragilità tipiche dei nodi terrestri concentrati in luoghi ben identificabili: sabotaggi materiali, interruzioni locali, eventi estremi, attacchi fisici. L’idea di spostare almeno una parte della capacità di calcolo fuori dalla Terra nasce anche da qui.
Vale la pena ricordare che un data center non è semplicemente un edificio pieno di computer. È una struttura industriale progettata per ospitare rack di server, storage e apparati di rete, insieme a tutta l’infrastruttura che li tiene in funzione: raffreddamento, controllo ambientale, gruppi di continuità, generatori di backup, connessioni e sistemi di gestione. Nei data center moderni i server assorbono in media circa il 60% dei consumi elettrici, mentre storage e networking pesano intorno al 5% ciascuno. Portare nello spazio una parte di questa macchina significa quindi ripensare non solo dove si fa il calcolo, ma anche come si alimenta, si raffredda e si collega un’infrastruttura digitale.

