E gli Sventurati risposero
Ossia sul grosso malinteso su “I Promessi Sposi”

Abbiamo reagito allo spostamento dei Promessi Sposi con lo stesso scomposto melodramma provocato dalla mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali. Che il calcio produca deliri nazionalistici è un dato di fatto, ma che la stessa verve contagi un romanzo storico che la maggior parte di noi ha smesso di ricordare da un numero svariato di anni è un avvenimento di grande sorpresa.
Forse è stata una sorta di invidiosa opposizione, un nonnismo isterico applicato alla filologia: Manzoni a scuola l’abbiamo sorbito tutti, ora è giusto che soffrano anche le nuove generazioni. Non è così che abbiamo sempre preteso che funzionasse il mondo?
In realtà, dietro questa reazione iperbolica e popolare, c’è da sempre il consunto riflesso pavloviano: puntare il dito verso una politica che sentiamo distante e che non perdiamo occasione di sozzare chiamandola “ignorante e ingorda”.
Spiace rovinare il brivido dell’indignazione colta ma, stavolta, Valditara non è il protagonista della storia. Le cose stanno diversamente e non c’è nessun cattivo Disney che piccona la statua del buon Alessandro.
La scuola prova a non essere più una caserma di programmi ministeriali e punizioni corporali. Da alcuni anni aleggiano leggiadre le “Indicazioni Nazionali”: direttive meno rigide che, stilate da una commissione di esperti in materia, si limitano a suggerire una direzione e stabilire gli obiettivi.
All’interno di queste ampie maglie, le scuole si muovono con una certa autonomia, didattica e organizzativa. Queste nuove Indicazioni Nazionali, non ancora operative, sono state scritte e lavorate da una commissione d’eccellenza, presieduta – dalla parte letteraria – da Claudio Giunta e Claudio Marazzini, che di mestiere maneggiano università e Accademia della Crusca. Gente che, insomma, probabilmente ha letto il Manzoni più di noi.


