Guerra e guadagno nell’era dei prediction markets: le tragedie trasformate in asset, in nome della libertà di informazione
15 giugno 2026
5 min lettura
Il 28 febbraio 2026, poche ore prima dell’inizio dell’Operazione Epic Fury, alcuni utenti anonimi su Polymarket hanno puntato migliaia di dollari sull’avvio di un’offensiva in Iran. Sei account creati ex novo hanno realizzato un profitto di circa 1,2 milioni di dollari.
Il 7 aprile 2026, negli istanti che hanno preceduto l’annuncio del cessate il fuoco in Iran, su Polymarket 50 account anonimi hanno scommesso massicciamente sull’evento e uno di questi, aperto la mattina stessa, ha incassato circa 200.000 dollari.
Qualcuno, dunque, ha scommesso parecchio su eventi non facilmente prevedibili, poco prima che questi si verificassero.
Si è trattato di fortuna?
Ha provato a dare una risposta accademica uno studio pubblicato nel marzo 2026 da Harvard Law School on Corporate Governance, che ha analizzato i trend delle scommesse su eventi di questo tipo su Polymarket e altre piattaforme simili.
Pur non parlando espressamente di insider trading, l’indagine ha concluso che le probabilità che sia stata solo fortuna sono statisticamente ridicole. Sono stati analizzati oltre 93.000 mercati e quasi 50.000 wallet su Polymarket ed è emerso che i trader sospetti abbiano un tasso di vittoria del 69,9%.
Un risultato che supera la casualità di oltre sessanta deviazioni standard.
Per capire cosa significa, tre deviazioni standard bastano a classificare un evento come anomalia statistica; con sessanta deviazioni standard, è impossibile che si tratti solo di giornate fortunate.
Ma che cos’è Polymarket?
Si tratta di un prediction market, ossia una piattaforma dove si scommette sull’esito di eventi reali.
Elezioni, guerre, crisi geopolitiche, colpi di Stato, il numero di post su X di Elon Musk e la data del matrimonio di Taylor Swift. Si può scommettere praticamente su tutto, con una peculiarità: lo si può fare anche in forma anonima.
Polymarket non è l’unico player del settore, ma è certamente il più diffuso: nel 2025, sulla piattaforma il flusso di denaro ha superato i 20 miliardi di dollari, in un mercato che complessivamente ha movimentato più di 40 miliardi di dollari.
Come funziona?
Non si scommette direttamente sull’evento, ma si acquistano delle quote - o token - dell’esito (sì o no), il cui valore riflette in tempo reale quanto il mercato crede che quell’evento accadrà.
Il prezzo di un token oscilla tra 0 e 1 dollaro. Se la quota per “Un film italiano vince l’Oscar” è a 0,65$, vuol dire che il mercato attribuisce a quell’evenienza il 65% di probabilità di successo. In caso di esito positivo, il token vale 1$ e si incassa la differenza rispetto al prezzo pagato o, nel caso contrario, vale 0$ e si perde l’intera puntata.
Descritta così, sembra solo una piattaforma di scommesse moralmente discutibile, ma sarebbe una definizione riduttiva perché, contrariamente alle apparenze, Polymarket - come altri suoi competitor - non è un sistema aperto in cui chiunque può vincere con poco.
Circa l’83% dei portafogli, infatti, registra perdite e il profitto è concentrato nelle mani di una minoranza degli utenti.
Rispecchia la struttura di qualsiasi casinò, ma con un tocco di estetica tech e una retorica pseudo-democratica che lo presenta come un sistema meritocratico e alla portata di tutti.
L’anonimato, poi, sembra pensato per premiare chi - per mestiere o per contatto - sa già come andrà a finire.
Non sorprende che una piattaforma così congegnata abbia conosciuto una rapida crescita negli ultimi anni, attirando l’attenzione di influenti investitori.
Nel 2024, Founders Fund - il venture capital di Peter Thiel - ha guidato un round di finanziamento da 45 milioni di dollari per la piattaforma, diventandone investitore.
Nel 2025, Intercontinental Exchange (ICE), la società che controlla il NYSE, ha investito complessivamente due miliardi di dollari, divenendo distributore esclusivo dei dati della piattaforma per gli investitori istituzionali a livello globale.
Polymarket e Dow Jones, l’editore di The Wall Street Journal, nel gennaio 2026 hanno siglato una partnership esclusiva per integrare i dati del mercato predittivo nei propri prodotti e canali informativi.
La vicinanza di player sistemici di questo livello qualifica l’azienda come fornitore di dati, non più come un semplice bookmaker. Ciò ne accresce il potere di influenza e di manipolazione: i media e l’opinione pubblica possono cogliere i segnali provenienti dal mercato predittivo e confondere le percentuali con la verità.
Lo stesso founder e CEO di Polymarket, Shayne Coplan, cercando di esaltare il ruolo dell’azienda come virtuoso catalizzatore informativo, ha dichiarato pubblicamente che la piattaforma “crea un incentivo finanziario per le persone a divulgare informazioni al mercato”.
Il senatore Richard Blumenthal del Connecticut ha usato le sue stesse parole per definire Polymarket “un mercato illecito per vendere segreti di sicurezza nazionale”.
Il dibattito e gli studi statistici hanno recentemente lasciato il campo alla realtà: nell’aprile 2026, Gannon Ken Van Dyke, sergente delle forze speciali statunitensi, è stato incriminato per aver utilizzato informazioni militari riservate per operare su Polymarket.
Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, il militare avrebbe puntato sulla rimozione del presidente venezuelano Nicolás Maduro, investendo circa 33.000 dollari e realizzando un profitto superiore ai 400.000 dollari.
L’incriminazione di Van Dyke sancisce l’inizio di un’era in cui anche la guerra e le tragedie, fonti di lucro dall’alba dei tempi, trovano una via 2.0 per arricchire pochi potenti a discapito degli ultimi.
Il tentativo di vendere queste piattaforme come una forma di promozione dell’informazione libera e democratica nasconde pericoli ancor più grandi: la sicurezza nazionale esposta all’avidità di chi scommette su operazioni militari classificate, la narrativa pubblica manipolata da chi muove percentuali prima che i fatti accadano e un’opinione pubblica sempre più incapace di distinguere fra probabilità e realtà.