Sono seduta in una lounge dell’aeroporto di Milano Malpensa, valigia pronta, stanno aprendo il gate e mi arriva un messaggio su WhatsApp: “Ma sei proprio sicura di andare? Con tutto quello che sta succedendo?”
La domanda è legittima. Chiunque prenoti un viaggio verso una destinazione mediorientale, in questo periodo, deve farci i conti: amici, parenti, fidanzati, ma anche quella vocina interiore alimentata dalle news e dai titoli dei telegiornali.
La risposta – a viaggio concluso – si trasforma in una riflessione più ampia su come si viaggia nel 2026 e su cosa significhi muoversi in una regione complessa.
I numeri di una crisi senza precedenti
Per capire la portata di ciò che sta accadendo bisogna partire dai numeri. Secondo il World Travel & Tourism Council (WTTC), la guerra in Medio Oriente sta costando al turismo globale almeno 600 milioni di dollari al giorno in spesa dei visitatori internazionali.
La regione del Golfo rappresenta circa il 5% degli arrivi turistici mondiali e il 14% del traffico di transito globale. Gli hub di Dubai, Abu Dhabi, Doha e Bahrein – che normalmente gestiscono oltre mezzo milione di passeggeri al giorno – risultano fortemente ridimensionati.
Nei primi giorni del conflitto, dopo l’escalation del 2026, sono stati cancellati migliaia di voli in un solo weekend, coinvolgendo oltre un milione di passeggeri. Secondo Cirium, circa un quarto dei voli in arrivo nella regione è stato cancellato.
Emirates, Etihad e Qatar Airways hanno ridotto in modo significativo le operazioni, mentre molte compagnie europee hanno sospeso collegamenti verso varie destinazioni dell’area.
I dati aggiornati parlano di decine di migliaia di voli cancellati e di una situazione ancora instabile. Alcune compagnie hanno esteso le sospensioni fino a primavera inoltrata.
L’eccezione Egitto
In questo scenario, l’Egitto rappresenta un’eccezione. Mentre diversi Paesi hanno chiuso o limitato lo spazio aereo, quello egiziano rimane aperto.
Per chi vola verso Sharm el Sheikh, i collegamenti continuano a operare, anche se con possibili ritardi e rotte più lunghe per evitare le aree sensibili. I voli dall’Europa sorvolano Turchia, Caucaso o Arabia Saudita, con inevitabile aumento di distanza e costi.
Secondo analisi del settore turistico, l’Egitto mostra anche segnali di tenuta nelle intenzioni di viaggio, con una leggera crescita dopo un iniziale calo. Mentre altri Paesi soffrono maggiormente la crisi, il turismo egiziano appare relativamente resiliente.
Distanza tra percezione e realtà
Arrivare a Sharm el Sheikh significa confrontarsi con una distanza spesso ignorata: la penisola del Sinai è lontana dal conflitto. Sharm dista centinaia di chilometri dalle aree di crisi, più o meno quanto la distanza tra grandi città europee.
Le autorità britanniche e altri governi europei non sconsigliano i viaggi nelle località del Mar Rosso come Sharm el Sheikh, Hurghada e Marsa Alam, ritenute sicure. Restano escluse solo alcune aree del Sinai settentrionale e delle zone di confine.
Qui si apre un tema più ampio: quello della percezione del rischio. Molto spesso la distanza geografica viene annullata dalla distanza emotiva costruita dai media, che tendono a comprimere territori vasti e complessi in un’unica narrazione semplificata. Il risultato è che luoghi lontani vengono percepiti come indistintamente “vicini al pericolo”, anche quando la realtà sul campo è molto più sfumata.
Sicurezza e turismo sul campo
Sul posto, il sistema turistico appare abituato alla complessità. In hotel e aeroporti si trovano controlli, metal detector e misure di sicurezza rafforzate, diventate standard dopo gli eventi del passato.
Dopo l’attentato del 2015, che colpì un volo in partenza da Sharm, la sicurezza è stata ulteriormente potenziata con controlli sistematici e perimetri protetti. Oggi queste misure fanno parte della quotidianità e vengono vissute dai turisti come un elemento di normalità più che di eccezione.
Energia e quotidianità
Nel 2026 si aggiunge anche una crisi energetica che ha portato a restrizioni sugli orari di apertura di negozi e ristoranti. Le chiusure anticipate riguardano anche le località turistiche, mentre gli hotel restano operativi grazie a generatori autonomi.
Per i viaggiatori questo implica solo una maggiore organizzazione delle giornate, senza compromettere l’esperienza complessiva. Anzi, in alcuni casi, questa scansione più netta del tempo contribuisce a rendere il viaggio più intenzionale, meno dispersivo.
Assicurazioni, voli e cancellazioni
Le compagnie aeree stanno applicando politiche di rimborso per le tratte cancellate verso le aree più colpite dal conflitto. Molti voli su Dubai, Abu Dhabi e Tel Aviv risultano sospesi o fortemente ridotti.
Per chi viaggia verso l’Egitto la situazione è diversa: poiché le autorità non sconsigliano la destinazione, eventuali cancellazioni non rientrano nelle condizioni di forza maggiore e vengono gestite secondo le regole ordinarie o tramite tour operator.
Sharm el Sheikh oggi
Arrivare a Sharm significa trovare una macchina turistica rodata. I controlli sono rigorosi ma fluidi, il personale degli hotel è preparato e abituato a rassicurare i visitatori.
Un agente di polizia turistica mi dice: “Dopo il 2015 abbiamo imparato. Oggi Sharm è tra le città più controllate d’Egitto”.
I numeri confermano la ripresa: milioni di visitatori all’anno e un turismo che resta centrale per l’economia locale.
Durante una cena a Naama Bay incontro turisti italiani di ritorno: raccontano di sentirsi sicuri, grazie alla presenza costante delle forze dell’ordine e all’organizzazione del settore.
Resilienza del turismo
Gli analisti sottolineano come il turismo sia tra i settori più resilienti: dopo crisi legate alla sicurezza, la domanda tende a recuperare in tempi relativamente brevi.
L’Egitto punta proprio su questa resilienza, cercando di contenere l’impatto della crisi regionale e mantenere il turismo come pilastro economico.
In generale, ciò che emerge è una dinamica ricorrente del turismo globale: la capacità dei viaggiatori di riattivarsi rapidamente quando percepiscono condizioni di stabilità sufficiente, anche in contesti geopolitici complessi.
Tornare alla domanda iniziale
Tornare da Sharm significa anche tornare alla domanda iniziale: “Ma sei sicura?”
Sì, sono sicura. Sicura che la paura, quando non è informata, sia il peggior consigliere di viaggio. Sicura che informarsi sia necessario, ma che lasciarsi guidare dal panico mediatico sia un rischio ancora più grande.
Il mondo è più complesso di come appare nei notiziari. Sharm non è un luogo senza problemi, ma è anche uno spazio dove la vita continua, dove milioni di persone lavorano, accolgono e costruiscono futuro.
In un’epoca in cui la paura è costante, viaggiare diventa un atto di consapevolezza. Non fuga, ma scelta: scegliere di guardare, capire e non chiudersi.
Viaggiare, in questo senso, non è ignorare la realtà, ma attraversarla con strumenti più completi, distinguendo tra rischio percepito e rischio reale, tra narrazione e esperienza diretta.