Come la mitologia fairytale-made è stata trasformata nel linguaggio del potere messianico della Silicon Valley
15 maggio 2026
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Ci sono capolavori che non si concedono solo ai loro contemporanei, ma attraversano le epoche per tornare e aiutarci a descrivere lo spirito del nostro tempo. Alcuni, però, vengono rievocati adulterandone il significato, per conferire legittimazione e spessore a storie che ne sono prive. Un caso emblematico è quello de Il Signore degli Anelli, celeberrima trilogia fantasy scritta da J.R.R. Tolkien, da cui è nato un ecosistema mediatico che continua a diffonderla a distanza di decenni dalla sua prima pubblicazione.
Negli ultimi anni, l’opera tolkieniana è stata depredata da una ristretta rete di imprenditori tecnologici. Dunque, negli Stati Uniti sono nate diverse realtà che, per grafica o per onomastica, gravitano attorno all’universo immaginario di Tolkien e che da esso traggono una visione che le identifica come custodi di un potere salvifico: la tecnologia. Si tratta di aziende e fondi che muovono centinaia di miliardi di dollari e intrattengono con governi e apparati militari rapporti che vanno oltre la semplice fornitura di software.
Un nucleo di compagnie, founder e investitori identificato con il termine Tolkien Mafia.
La definizione crea un collegamento con la PayPal Mafia, la generazione di imprenditori ascesa con l’exploit di PayPal, fra cui spiccano volti di primissimo piano nell’odierna Silicon Valley, come Peter Thiel, Elon Musk, Reid Hoffman e David Sacks. Il link non è casuale: questo emergente network di ispirazione fantasy converge proprio nella figura di Peter Thiel, che ha trasformato l'eredità di PayPal in un progetto sistemico, in cui la tecnologia non serve più a connettere utenti, ma a blindare la sicurezza nazionale e ad accumulare influenza.
L’imprenditore e investitore, nel tempo, è diventato il teorico di un futuro in cui un algoritmo possa sostituire la democrazia, a suo dire obsoleta e incompatibile con la libertà. Tra il 15 e il 18 marzo 2026, Thiel ha tenuto un discusso ciclo di conferenze in Italia, sull’Anticristo e su come la tecnologia, preferibilmente la sua, possa salvarci dalla stagnazione economica e culturale. Negli ultimi anni, il tycoon ha sviluppato una cupa ossessione per l’Anticristo, non come figura demoniaca, ma come una forza globale che mira a imporre un’unificazione totale.
Qualcosa di molto simile a quello che fanno le sue aziende.
Intorno a Peter Thiel sono nate, tra le altre, Palantir Technologies, Valar Ventures, Mithril Capital, Lembas e Rivendell One. I nomi di molte sue “creature” provengono da elementi propri dell’epopea dell’Anello: pietre veggenti, custodi del mondo, metalli preziosi e rifugi elfici. Un intero lessico mitologico messo al servizio di dati, capitali e sorveglianza.
La più celebre di queste realtà è Palantir Technologies, controversa azienda da lui co-fondata nel 2003. Il nome viene dai Palantíri de Il Signore degli Anelli, pietre oscure che permettono di scrutare attraverso lo spazio e il tempo. Palantir si occupa essenzialmente di integrare dati frammentati in un’unica piattaforma operativa a supporto di governi e grandi attori privati.
Nel 2025, la compagnia ha realizzato 4,475 miliardi di dollari di ricavi, di cui circa il 55% provenienti da contratti governativi. Di fatto, oggi è diventata risorsa fondamentale di numerosi apparati statali di sicurezza occidentali, con accordi di fornitura miliardari e pluriennali. La sfera di Peter Thiel, però, non si limita alle imprese da lui fondate: negli ultimi anni, ha finanziato e ispirato la nascita di altre aziende tech rigorosamente influenzate dal mondo tolkieniano.
Iniziative che ne hanno ereditato gli ingenti capitali e anche l’appropriazione di una visione di comodo della Terra di Mezzo, trasformando l’intero corpus mitologico in un codice di legittimazione della loro egemonia. Anduril Industries, lanciata da Palmer Luckey nel 2017, ne è l’esempio più evidente: è un'azienda di tecnologia militare specializzata nello sviluppo di sistemi bellici autonomi e avanzati. Il nome discende dalla spada di Aragorn, letteralmente “Fiamma dell’Ovest”, alludendo a uno strumento di protezione dell’Occidente. L’azienda è stata in parte finanziata da Founders Fund, il venture capital di Peter Thiel, e anche da Joe Lonsdale, co-founder di Palantir e venture capitalist.
Anduril è già inserita nei programmi di approvvigionamento del Pentagono: nel marzo 2026, l’Esercito degli Stati Uniti ha siglato con Anduril Industries un contratto decennale.
La spada a difesa dell’Ovest è entrata nel complesso tecnologico-militare.
Palmer Luckey, il suo fondatore, è un personaggio divisivo: anticonformismo di facciata - infradito e camicia hawaiana - e visioni apertamente reazionarie, nel 2017 viene allontanato da Facebook per aver finanziato propaganda digitale pro-Trump, finendo nell’orbita di Thiel, che ne sostiene il passaggio al settore della difesa. Nonostante l’impiego di tecnologie autonome in ambito militare sollevi un ampio dibattito etico, Luckey sostiene apertamente l’utilizzo di software e intelligenza artificiale a supporto della sicurezza.
Sotto l’ala di Thiel, Palmer Luckey ha fondato Erebor Bank, una startup bancaria orientata all’economia dell’innovazione, tra crypto, AI e difesa, che deve il suo nome alla Montagna Solitaria della Terra di Mezzo. Come il suo mentore, Luckey mira a plasmare un sistema imprenditoriale coperto da un alone di mitologia apparentemente innocua, ma dietro i nomi estratti dall’universo tolkieniano e le camicie hawaiane, si nasconde la deviazione di capitali e ingegno verso un nuovo dominio tecnologico.
Viene spontaneo chiedersi cosa vedano davvero in Tolkien questi sedicenti difensori dell’umanità, perché l’analisi degli scritti e del pensiero dell’autore restituisce una visione assai diversa rispetto a quella cannibalizzata dagli oligarchi digitali. Lo scrittore britannico ha creato un mondo immaginario (Arda), in cui la gloria appartiene a chi non la rivendica, mentre la sete di dominio conduce inevitabilmente alla rovina.
Tolkien era un uomo profondamente traumatizzato dalla guerra, avendo vissuto in prima persona l’orrore della Prima Guerra Mondiale, una vicenda da cui è nato un viscerale rifiuto della violenza e della forza come mezzi di sopraffazione. Una visione che Tolkien esplicita anche nella sua raccolta epistolare, in cui prende forma il concetto della “Macchina”, ossia il tentativo di piegare il creato alla propria volontà attraverso strumenti e potere, travestiti da progresso. A ben vedere, la "Macchina" di Tolkien è esattamente il modello che i suoi fan miliardari stanno incarnando.
La Tolkien Mafia ha preso dal “padre del fantasy” solo ciò che faceva comodo, distorcendone l’essenza e il messaggio più profondo. Molti degli attori nell’orbita di questa rete operano in territori eticamente distanti dalle virtù della mitologia che hanno saccheggiato: sorveglianza di massa, difesa e controllo dei dati. Spesso Thiel e altri personaggi a lui vicini invocano una deregolamentazione che ne incrementi potere e guadagni, finanziando la politica perché ne faciliti l’ascesa.
La narrativa mitologica è parte di una strategia di posizionamento commerciale: l’uso di nomi come Palantir sposta il racconto dal profitto tramite il controllo e la sorveglianza, alla "lotta contro l'oscurità". Ribaltando il paradigma tolkieniano distorto da questi tecno-baroni, potremmo dire che si presentano come la Compagnia dell’Anello, ma lavorano per costruire un mondo in cui loro sono l'Occhio che tutto vede. In quest’ottica, il collegamento con Tolkien più autentico non è quello che rivendicano, ma è il più inquietante.
Gli Anelli del Potere forgiati da Sauron sono doni non diversi da quello che questi profeti digitali promettono all’umanità: progresso, efficienza, sicurezza. Ma è il donatore, possessore dell’Unico Anello, a detenere il vero potere: il controllo su chi ha accettato gli altri anelli.
Sta a noi discernere fra regalo e inganno.
“Un Anello per domarli, un Anello per trovarli, un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.”