Più veloce, più potente e più ambiziosa: Starship V3 è il passo più concreto verso il futuro dei voli spaziali
15 luglio 2026
5 min lettura
C’è un prima e un dopo Starship nella storia recente dell’esplorazione spaziale. Non solo perché parliamo del lanciatore più potente mai costruito, ma perché SpaceX sta provando a trasformarlo in un sistema completamente riutilizzabile, capace di portare in orbita carichi enormi, supportare le missioni lunari e, un giorno, rendere possibile il viaggio umano verso Marte. Starship nasce come infrastruttura spaziale: un veicolo pensato per satelliti in orbita bassa, carichi verso orbite più alte e, con il rifornimento in orbita, missioni verso la Luna e oltre. Il primo volo integrato del sistema Starship-Super Heavy è avvenuto nell’aprile 2023. Da allora il programma è avanzato attraverso test estremi: esplosioni, rientri incompleti, splashdown controllati, separazioni sempre più pulite e persino la cattura del Super Heavy con i bracci della torre Mechazilla. Con Starship V3, o Block 3, SpaceX raccoglie quelle lezioni in una versione più matura, potente e vicina all’uso operativo.
Com’è fatta Starship
Starship è composta da due elementi: il booster Super Heavy e la navicella superiore, chiamata Starship o più semplicemente Ship. Insieme formano un sistema alto circa 120 metri, costruito in acciaio inossidabile e alimentato da metano liquido e ossigeno liquido. Il Super Heavy è il primo stadio: solleva l’intero veicolo dalla rampa grazie a 33 motori Raptor.
Sopra il booster si trova la Ship, lunga circa 50 metri, che funziona sia da secondo stadio sia da veicolo spaziale. Contiene i serbatoi, il vano di carico o l’eventuale cabina per l’equipaggio, le superfici mobili per controllare il rientro e i motori necessari per completare la missione. L’idea è che entrambi gli stadi possano essere riutilizzati: il booster tornando verso la torre per essere catturato dai bracci meccanici, la Ship rientrando dall’orbita e atterrando verticalmente o, nei test, ammarando in modo controllato.
La nuova Starship V3
La V3 nasce dalle lezioni accumulate nei voli precedenti. Le modifiche coinvolgono propulsione, gestione dei propellenti, struttura del booster e preparazione alle future missioni orbitali. La novità più importante è il cuore del sistema: i nuovi Raptor 3.
Rispetto ai Raptor 2, questi motori sono più potenti, più leggeri e soprattutto più integrati. La semplificazione è evidente: meno tubazioni esterne, meno protezioni aggiuntive, meno componenti esposti e una progettazione pensata per ridurre massa, complessità e tempi di manutenzione. È un passaggio cruciale, perché Starship non deve solo arrivare nello spazio: deve poterci tornare molte volte, con costi più bassi e con una rapidità operativa mai vista per un vettore di queste dimensioni.
Il Raptor 3 rappresenta più di un incremento di spinta. È il simbolo della filosofia SpaceX applicata all’estremo: eliminare ciò che non è indispensabile, integrare ciò che prima era separato e rendere il motore più adatto alla produzione in serie. Anche il booster cambia: le grid fins sono meno numerose, più grandi e pensate per resistere meglio al rientro e alle future operazioni di cattura con la torre.
Il volo del Block 3
Il primo lancio di Starship V3, Flight 12, è stato il debutto di una nuova piattaforma. Il decollo da Starbase ha mostrato subito una differenza concreta rispetto alla generazione precedente. A 25 secondi dal liftoff, Flight 11 con Starship V2 viaggiava a circa 310 km/h; nello stesso istante di volo, Flight 12 con Starship V3 aveva già raggiunto circa 410 km/h. Non è quindi solo una sensazione visiva: la nuova versione si stacca dalla rampa e accelera con molta più decisione. Quei 100 km/h di differenza raccontano bene il salto prestazionale introdotto dalla V3.
Dopo la separazione, la Ship ha proseguito su una traiettoria suborbitale. Uno dei momenti più spettacolari è arrivato con il rilascio dei simulatori Starlink. La scena è quasi cinematografica: piccoli satelliti che escono dalla Ship come da un dispenser orbitale, mentre uno di essi guarda indietro e regala una prospettiva rarissima. Vedere Starship da fuori, sospesa nel nero dello spazio, non è stato solo un momento estetico: è stato un assaggio concreto di ciò per cui questa architettura è stata costruita. Quel filmato colpisce perché cambia il punto di vista. Di solito osserviamo un lanciatore da terra, dalle camere di bordo o da inquadrature lontane. Qui, invece, sembra di assistere alla separazione da un compagno di viaggio: lo Starlink lascia la Ship e per qualche istante la inquadra mentre continua la missione. È una delle immagini che meglio raccontano il significato di Starship V3: non più solo un razzo che prova a sopravvivere al volo, ma una piattaforma che inizia a comportarsi come un sistema operativo.
Il volo, però, non è stato perfetto. Il Super Heavy non ha completato come previsto la sequenza di ritorno e il tentativo di splashdown morbido nel Golfo del Messico è fallito. Il booster ha dimostrato quanto sia difficile recuperare un primo stadio di queste dimensioni e con questa potenza. Il mancato rientro controllato non cancella i risultati ottenuti dalla Ship, ma ricorda che la riusabilità completa resta il vero muro da superare.
I prossimi passi
SpaceX dovrà ora trasformare i successi parziali in affidabilità. I prossimi voli serviranno a correggere i problemi del booster, consolidare il rientro della Ship, testare riaccensioni in spazio e avvicinarsi di nuovo alla cattura con la torre. Ma l’obiettivo più importante resta il rifornimento in orbita: senza trasferimento di propellente, Starship non potrà esprimere davvero il suo potenziale per le missioni lunari e marziane.
Flight 12 ha mostrato entrambe le facce del programma: immagini spettacolari e nuove capacità da una parte, problemi ancora aperti dall’altra. Starship V3 non è ancora il razzo operativo del futuro, ma è già una macchina in transizione: abbastanza matura da mostrare cosa potrebbe diventare, ancora abbastanza sperimentale da ricordarci quanto sia difficile costruire un sistema spaziale completamente riutilizzabile.