La grande illusione italiana: occupazione e Pil crescono, gli stipendi no
Il Pil cresce e l'occupazione raggiunge livelli record, ma salari stagnanti, produttività debole e perdita di potere d'acquisto continuano a pesare sulle famiglie italiane, mettendo in discussione la solidità della ripresa economica

L’economia italiana sembra aver ritrovato un equilibrio. Il Pil è cresciuto dello 0,2% nel secondo trimestre del 2026, superando le attese e portando la crescita acquisita per l’anno allo 0,8%. L’occupazione ha toccato livelli record, con il tasso di disoccupazione sceso fino al 5% a maggio, un minimo storico per il nostro Paese.
Sulla carta, è il quadro che ogni governo vorrebbe raccontare, ma basta guardare il dato di giugno per incrinare questa narrazione. La disoccupazione è tornata a salire al 5,7%, quella giovanile al 18,4%, con quasi 100mila persone in cerca di lavoro in più in un solo mese. Un campanello che ridimensiona l’euforia dei mesi precedenti e soprattutto non cancella il problema di fondo, molto più strutturale di un singolo dato mensile.
Gli italiani lavorano, ma non guadagnano di più. Anzi, in termini reali, continuano a perdere potere d’acquisto. È questo il paradosso centrale dell'economia italiana: mentre la maggior parte degli indicatori migliora — o quantomeno tiene — il benessere economico delle famiglie resta fermo al palo.
Il paradosso dei salari
I numeri dell’Ocse non lasciano molti margini di interpretazione. Nel primo trimestre del 2026 i salari reali italiani sono cresciuti dell’1,3% su base annua, un risultato dovuto quasi esclusivamente al rallentamento dell'inflazione più che a una vera dinamica retributiva. Ma allargando l'orizzonte lo scenario cambia segno: rispetto al primo trimestre 2021, i salari reali restano ancora inferiori del 6,1%, il peggior risultato tra le grandi economie dell’area Ocse, a fronte di una media che nello stesso periodo è cresciuta di quasi cinque punti.
Le previsioni non aiutano a rasserenare il quadro. L’Ocse stima che nel 2026 i salari reali italiani torneranno a calare dello 0,9%, complice il nuovo rialzo dei prezzi dell'energia legato anche alle tensioni in Medio Oriente. Solo nel 2027 è attesa una risalita, ma modesta: appena lo 0,2%. Il problema non risiede nell'inflazione in sé, in linea con quella degli altri paesi europei, quanto nel fatto che i salari nominali italiani partono da un livello più basso: quando l’inflazione sale, in Italia salari finiscono sott’acqua più rapidamente che altrove.





