L’adultescenza: perché crescere è diventato così complicato?
Essere adulti ai giorni nostri non è più desiderabile. È tempo che i più giovani rivendichino questa tappa per andare incontro al mondo, per segnare confini porosi e per scoprire sé stessi

Ai maturandi di questo 2026 è stato proposto, tra le tracce di tipo argomentativo, un estratto del saggio del sociologo Frank Furedi: “I confini contano. Perché l'umanità deve riscoprire l'arte di tracciare frontiere”. Nello specifico, è stato chiesto agli studenti di esprimersi sul tema del confine tra le generazioni e sul significato dell’adultescenza. Una richiesta provocatoria, considerando che nella società contemporanea il confine tra infanzia ed età adulta si fa sempre più impreciso, sfocato. Gli adulti scarseggiano, e non in termini anagrafici, ma di identità strutturata, di responsabilità sociale, di credibilità. Se gli adulti del nostro tempo non sanno chi sono e non hanno il timone della propria vita, come possono i più giovani desiderare di diventare adulti? Difatti, non lo desiderano più.
Non desiderano diventare grandi, perché sono circondati da “adultescenti”, cioè persone tra i 20 e i 35 anni che, non riuscendo a dare una direzione di senso alla propria esistenza, non riuscendo a essere maturi né nel pensiero, né negli atteggiamenti, né nelle scelte, vivono come se fossero degli eterni adolescenti.
Mentre in passato valicare il confine dell’età adulta era un traguardo agognato, ai giorni nostri si preferisce restare nel limbo, in (dis)equilibrio tra la fase della fanciullezza e quella dell’adultità. Secondo il sociologo Furedi, in un mondo iper-globalizzato, iper-connesso e fluido, essere adulti arreca sconforto e solitudine, ed è per questo che l’autore punta l’accento sull’importanza di tracciare i confini, di mettere ordine nel caos.
Ma cos’è un confine? Secondo lo psicanalista Massimo Recalcati: “Il confine ha la funzione di delimitare l'identità e al tempo stesso di consentire il transito tra l'identità e la differenza, tra l'identità e lo straniero, tra l'identità e l'Altro



