Anche la salute mentale è giunta alla resa dei conti
La questione non è quanto costa investire nella salute mentale, ma quanto costa continuare a non farlo
27 agosto 2026
5 min lettura
Prima o poi, per ogni argomento, arriva il momento in cui qualcuno sostiene che non se ne parla abbastanza. Lo si è detto di tutto, anche di temi che, senza fare troppo benaltrismo, lasciano il tempo che trovano. Lo si è detto anche della salute mentale. Ma per quanto sia vero, a forza di ripeterlo, si finisce per parlare del solo fatto che non se ne parla. Poi, ogni tanto, succede qualcosa di diverso.
A fine giugno siamo stati a Roma per “A mente libera in Piazza”. Tanta gente, più di quanta ce ne aspettassimo, riunita a San Lorenzo per parlare di salute mentale. Ci siamo andati con la speranza di assistere a un evento con valore pratico, anche se in parte quel lavoro c’era già stato: la giunta Capitolina, infatti, a partire dall’assessora alle Politiche Sociali e alla Salute Barbara Funari e dal consigliere Lorenzo Marinone, aveva promosso il servizio di ascolto e prevenzione “A mente libera” (da cui, appunto, prende nome l’evento) per consentire ai giovani tra i 18 e i 30 anni di prenotare incontri anonimi e gratuiti con professionisti.
L’inizio è un po’ didascalico, finché il tempo del primo panel si riduce a un quarto d’ora scarso e la moderatrice, la giornalista di Fanpage Simona Berterame, chiede agli ospiti cosa vorrebbero vedere realizzato nei prossimi anni. Il registro cambia, con nostra soddisfazione.
Scuote l’intervento di Solange Fugger, meglio conosciuta come Minerva Salute, medico d’urgenza e responsabile del pronto soccorso dell’Aurelia Hospital. Parte da un episodio della settimana precedente. «È arrivata una ragazza in codice rosso. Un attacco di panico, visivamente è facile da riconoscere.» La procedura è stabilizzare la paziente ed escludere altre cause.
«Consigliamo di iniziare un percorso psicoterapeutico, ma si apre un problema.»
I Centri di Salute Mentale (i servizi pubblici territoriali che si occupano del disagio psichico degli adulti)
«danno appuntamenti dopo sei, dodici mesi.»
Nel frattempo
«le persone tornano in pronto soccorso anche sei volte.»
Da qui la sua richiesta di
«fortificare il territorio»
soprattutto
«per chi non può permettersi uno psicologo privato.»
Lancia una seconda richiesta. «Chi lavora in area critica fa turni da dodici ore per quindici giorni al mese, sempre a contatto con il dolore altrui. Non può essere un buon sanitario se in primis non lavora in condizioni umane, scaricando parte del bagaglio di sofferenza.»
Ertilia Giordano, direttrice dell’ente culturale Mentifricio, illustra un modello già rodato in Inghilterra, l’“Arts on Prescription”. Per chi soffre di stress, solitudine o ansia lieve (non i disturbi maggiori, per cui restano altri percorsi) «il medico di base può prescrivere attività culturali come laboratori, visite e momenti di aggregazione come intervento di supporto» racconta. «Studi alla mano, l’arte fruita o praticata è un coadiuvante terapeutico efficace. Si potrebbe attivare qualcosa di simile con reti culturali già esistenti in città come Roma. Una proposta che ha un costo piccolo, ma può fare una differenza che crediamo grande.»
Ogni intervento, preso singolarmente, sembra sostenibile; il problema è l’effetto cumulativo. Se per prendere provvedimenti, pur bellissimi che siano, ci basassimo sul solo beneficio potenziale, le casse dello Stato si svuoterebbero. Sulla carta si può fare tutto, anche promettere una psicoterapia bisettimanale gratuita a chiunque, ma poi arrivano i conti. L’unica soluzione è inquadrare la spesa come un investimento.
Su questo terreno risulta più incisivo l’intervento di Francesco Maesano, giornalista del TG1 e promotore della proposta di legge di iniziativa popolare 1740 (“Diritto a stare bene”). La proposta prevede una rete di servizi di psicologia territoriale nelle scuole, nei luoghi di lavoro, negli ospedali, nelle carceri, per intercettare il disagio prima che diventi emergenza. Il costo stimato è di 3,3 miliardi l’anno. Una cifra enorme, lo ammette anche lui. «Ma è un investimento.» Porta il Bonus psicologo come precedente. «Il rapporto Psycare commissionato dall’Ordine degli Psicologi ha misurato che per ogni euro investito ne sono stati recuperati dodici nelle casse dello Stato.» Come? «I lavoratori in difficoltà non si sono dimessi perché hanno avuto la possibilità di prendersi cura di sé.» Maesano convince perché usa i dati economici, il vero motore della convinzione politica. «Per il sistema educativo spendiamo un decimo del nostro bilancio, quasi 82 miliardi, ma ne buttiamo una parte perché mancano figure che tengano le persone all’interno del sistema.» Si sposta sull’occupazione. «Recuperare un lavoratore consente al suo ufficio di lavorare meglio e a lui di non uscire dal circuito.» Ribadisce che «romperà le scatole» affinché la proposta di legge 1740 venga calendarizzata perché «qui dietro non c’è una miniera di terre rare. In questo Paese non abbiamo nient'altro che il capitale umano.» Si dice convinto che «investire in psicologia è l’unico modo per tornare a crescere; che non significa che ciascuno diventerà un premio Nobel, ma che rimarrà magari sul luogo di lavoro, magari in classe, magari nei propri contesti di vita e produrrà quel piccolo cambiamento che fa la differenza.»
Per la Dottoressa Michela Di Trani, del dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e Salute, dell’Università Sapienza, «abbiamo un po’ perso l’abitudine di chiedere a un amico come sta. Le micro-azioni quotidiane contribuiscono al tessuto relazionale.» Quanto alla proposta di legge a cui anche lei ha collaborato, ammette che sarebbe «la condivisione di un sogno.»
La 1740 è ferma in Commissione Affari Sociali al Senato, ma non scomparirà con la fine della legislatura perché le proposte di iniziativa popolare passano automaticamente a quella successiva. «Non voglio sapere cosa votiate» dice Maesano. «Vorrei solo che questa proposta fosse nei programmi dei partiti.» È una richiesta minima, quasi dismessa. Per questo difficile da aggirare. Non chiede adesione, non invoca principi. Chiede di leggere una cifra e fare due conti.