Per la Sardegna c’è un’altra servitù: quella carceraria
Tra 41-bis, sovraffollamento e carenze strutturali, l’Isola si prepara a diventare il principale polo italiano del carcere duro


Tra 41-bis, sovraffollamento e carenze strutturali, l’Isola si prepara a diventare il principale polo italiano del carcere duro

L'indirizzo dell'esecutivo trova forma nel nuovo piano secretato del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), denominato "Kairos". Promosso dal sottosegretario di Stato alla Giustizia Andrea Delmastro per riorganizzare il carcere duro, il piano punta a concentrare i circa 810 posti destinati al 41-bis in soli sette istituti ad alto isolamento geografico tra cui Cagliari-Uta, Sassari-Bancali e Nuoro-Badu 'e Carros, affiancati da Milano-Opera, Spoleto, Sulmona e Parma. In questa mappa, la Sardegna è stata individuata come snodo privilegiato in virtù della controversa “preferenza insulare” introdotta nell'ordinamento penitenziario. Il piano prevede che la struttura di Badu'e Carros a Nuoro venga interamente convertita al 41-bis, sfruttando una conformazione a celle allineate di fronte a muri ciechi per impedire qualsiasi contatto visivo tra i reclusi.
La presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, ha contestato fermamente la scelta e il metodo del ministero della Giustizia, definendola una decisione unilaterale che tratta l'Isola come la "Cayenna d'Italia". In un recente post su Facebook, la Governatrice ha reso noto di aver inviato lo scorso 4 agosto una richiesta formale di accesso agli atti al Tar regionale contro il ministro Carlo Nordio per conoscere gli atti e i criteri alla base della concentrazione del circuito 41-bis nelle strutture sarde, ma il ministro, si legge “Ha scelto il silenzio”, e nessuna risposta istituzionale dal Governo è arrivata. Pur ribadendo la validità del 41-bis quale presidio fondamentale contro la criminalità organizzata, la Giunta regionale denuncia una condotta che penalizza gravemente il territorio sardo, stridendo con il riconoscimento costituzionale dell'insularità. Non sono mancate anche le proteste delle associazioni e sindacati nell’isola, quando il 5 settembre 2026 arrivarono all’aeroporto militare di Decimomannu i primi 40 detenuti sottoposti al regime speciale 41 bis che poi vennero trasferiti a Uta. La presidente, ha anche sottolineato di esser venuta a conoscenza del trasferimento a Uta di questi ultimi perché all’Asl 8 di Cagliari era stata richiesta la disponibilità di personale medico, sollevando dubbi sulla trasparenza dell’operazione.
I dati del XXI rapporto “41 bis e Alta sicurezza. Tutto chiuso” dell'associazione Antigone, attiva per i diritti e le garanzie nel sistema penale, indicano che in Italia si contano 742 detenuti in 41-bis, pari all'1,19 per cento della popolazione carceraria. Fino a pochi mesi fa, la Sardegna ospitava circa 93 reclusi in carcere duro, quasi totalmente concentrati nella struttura di Bancali a Sassari. Con il previsto trasferimento di ulteriori 92 detenuti a Uta, la presenza regionale supera la quota di 180 reclusi in regime speciale. Questo incremento porta la Sardegna a diventare la prima regione italiana per numero di boss reclusi al 41-bis, superando anche il macro-circuito del centro Italia, Lazio-Abruzzo-Molise, con 243 reclusi. Per correggere tale squilibrio, i senatori del Partito democratico Marco Meloni e Antonio Nicita hanno presentato nel luglio 2025 una proposta di legge per modificare l'art. 41-bis, comma 2-quater dell'ordinamento penitenziario, eliminando la norma che individua le aree insulari come destinazione preferenziale.
Il provvedimento si inserisce in un contesto penitenziario sardo già segnato da forti sofferenze strutturali, in cui a fronte di un tasso di affollamento reale nazionale del 133 per cento, gli istituti di Uta e Bancali risultano da tempo oltre la capienza regolamentare. A confermare la tendenza, è un articolo del quotidiano l’Unione Sarda dell’ottobre 2026, che segnala come nella Casa circondariale di Bancali a Sassari si sia assistito a un aumento esponenziale della popolazione carceraria passando da 434 a 630 detenuti, tra uomini e donne. A denunciarlo, è la garante comunale delle persone private della libertà, Anna Cherchi, che ha assistito all’evoluzione del fenomeno dall’inizio del suo incarico nel febbraio 2025. Inoltre, la polizia penitenziaria registra nell'Isola un deficit d'organico stimato in circa 316 unità in meno rispetto al necessario. Questa grave carenza di personale ha favorito in passato falle di sicurezza, tra cui la clamorosa evasione del boss Marco Raduano dal carcere di Nuoro nel 2023. Le autorità locali segnalano inoltre il timore e il rischio concreto che l'alta concentrazione di boss stimoli saldature tra le mafie tradizionali (Camorra con 229 reclusi al 41-bis, 'Ndrangheta con 206 e Cosa nostra con 197) e la criminalità locale. Tra le conseguenze temute c’è anche la possibilità che ai trasferimenti dei detenuti possano seguire quelli delle famiglie sul territorio.
La Sardegna ospita infatti a Sassari una delle sezioni più ampie per l'Alta sicurezza (AS2) per ospitare detenuti accusati o condannati per i reati di terrorismo o eversione dell’ordine democratico. L'applicazione delle recenti circolari Dap ha imposto la "custodia chiusa" perentoria per l'Alta sicurezza (AS1, AS2 e AS3). Ciò costringe i reclusi fino a 22 ore al giorno in cella, bloccando le attività educative, lavorative e universitarie in comune e sacrificando la funzione rieducativa della pena. Le difficoltà gestionali si riflettono sia sull'assistenza sanitaria che sulla giustizia minorile, dove l'Istituto penitenziario minorile (Ipm) di Quartucciu di Cagliari registra un tasso di affollamento del 150 per cento. Sul piano dell'incolumità negli istituti per adulti, la Casa circondariale di Cagliari si colloca tra i complessi più provati, con 5 casi di suicidio registrati tra il 2024 e i primi mesi del 2025. A confermare il quadro è l’analisi condotta dall’associazione Luca Coscioni sul rispetto delle condizioni igienico-sanitarie all’interno delle strutture carcerarie sarde pubblicata a giugno 2025, che "continua a destare forti preoccupazioni”. In un comunicato, la presidente regionale Todde ha anche sollevato criticità sulla necessità di garantire assistenza sanitaria a detenuti che presentano condizioni cliniche complesse davanti a “un ulteriore carico sul Sistema sanitario regionale, sostenuto dai cittadini sardi, senza che lo Stato preveda alcuna forma di compensazione”. Così, in assenza di risorse straordinarie e investimenti urgenti per la sanità e la sicurezza penitenziaria, il trasferimento dei detenuti al 41-bis rischia di aggravare irreversibilmente l'emergenza carceraria sarda.